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CAPIRE IL DOLORE (parte3): L’importanza del Carico e della Capacità di Carico

Secondo recenti stime, il mal di schiena (Low Back Pain) rappresenta la prima causa di dolore muscolo scheletrico.
E’ una patologia ad altissima prevalenza (numero di casi relativo ad un periodo di tempo). Almeno l’80% della popolazione, una volta nella vita, ha sofferto di LBP.
Primo disturbo muscoloscheletrico e seconda patologia mondiale per prevalenza, il mal di schiena è la prima causa di disabilità nelle persone al di sotto dei 45 anni, con un picco tra i 30 e i 50 anni. 
Non ci sono differenze di prevalenza tra sesso maschile e femminile ed annualmente interessa circa la metà della popolazione adulta.

Al secondo posto tra i dolori muscoloscheletrici più diffusi troviamo la cervicalgia.
Si stima che il 30, 40% della popolazione abbia almeno un episodio di cervicalgia in un anno (prevalenza a 12 mesi) rendendo questo disturbo una delle principali cause di disabilità ed elevati costi sociali.
A soffrire di cervicalgia sono sopratutto i lavoratori d’ufficio, con valori che vanno dal 6 al 10% di incidenza (nuovi casi in un anno), anche a causa del lavoro ripetitivo e sedentario.

Cosa hanno in comune questi dolori?

Il movimento!
In che senso?
Noi siamo nati per muoverci, il nostro corpo è nato per muoversi!
Un po’ di movimento lo pretende ogni giorno. 
In caso di inattività, riduzione del moto o di posizioni mantenute (in piedi, seduti, storti o diritti) il nostro corpo ci avvertirà facendoci percepire dapprima fastidio e con il passare del tempo, se non facciamo nulla per risolvere, vero e proprio dolore.
Non a caso i due dolori muscolo-scheletrici più diffusi hanno tanto a che fare con la vita sedentaria di oggi.
Quindi la soluzione è muoversi? Ni.
Allo stesso modo della sedentarietà, l’eccessivo movimento, potrà portare dolori.
Il nostro corpo farà scattare l’allarme (il dolore) per avvertirci che stiamo stressando le strutture in maniera eccessiva rispetto alla soglia di tolleranza in quel momento.
Ecco spiegati, ad esempio, il dolore cervicale o lombare dei lavoratori sedentari (poca attività) o il dolore al ginocchio del corridore che ha ripreso la corsa ed ha aumentato il chilometraggio dei propri allenamenti in maniera importante rispetto al mese precedente (troppa attività).

Dove trovo la soluzione?

Naturalmente nel mezzo!
Abbiamo detto che il nostro corpo nasce per muoversi…ma con gradualità.
Determinare il carico di lavoro ideale sulla base della capacità di carico diventa fondamentale per il professionista.

Capiamo meglio questa frase.
Innanzitutto cos’è il “carico” e la “capacità di carico”?

  • Semplificando e parlando solo di “carico locale” possiamo dire che rappresenta il tipo di attività o stress a cui è sottoposta la struttura anatomica interessata.
    Ad esempio, se andiamo in palestra, lo squat con 50, o 70, o 100 kg rappresenta il nostro carico su una struttura come il ginocchio.
  • La “capacità di carico” (locale) rappresenta invece il carico che riesce a sopportare in un dato momento la struttura corporea interessata.
    Ad esempio, il ginocchio riesce a sopportare quei 50, o 70, o 100 kg?.
    Più alta sarà la capacità di carico più alta sarà la nostra capacità di star bene!
    Ovviamente ci sono tanti altri aspetti da considerare, ma oggi ci accontentiamo di questo.
    Ora capiamo meglio tutto con delle immagini.

In una situazione normale la capacità di carico aumenta se il carico aumenta gradualmente.

Esempio: io vado in palestra il primo giorno e mi alleno senza l’uso di pesi.
Quel carico sarà già sufficiente al mio corpo per farlo migliorare quel poco che basta per far sì che la settimana successiva al corpo libero io possa aggiungere anche l’uso di qualche pesetto leggero…e così via.
Ovviamente questo concetto non vale all’infinito ma in questa sede accontentiamoci di questo.

Cosa succede invece se faccio un lavoro sedentario, senza sport o solo un minimo di esercizio?

In questo caso il carico ridotto, a causa degli stimoli molto bassi, porta ad una riduzione della capacità di carico delle strutture corporee.
Come conseguenza avrò un aumento del rischio di infortuni, fastidi e dolori.

E se mi alleno troppo? …O meglio, se faccio troppo rispetto alla mia capacità di carico?

Ecco qua, se mi alleno con un infortunio in atto o se carico troppo rispetto alla mia condizione attuale andrò incontro ad una riduzione della capacità di carico e conseguentemente del carico.
Perchè?
Perché il mio corpo non è pronto a sostenere questo sforzo.

Concludendo…

Cosa dobbiamo portarci a casa? Che il movimento è vita, è salute.
Bisogna sempre però stare attenti a star nel mezzo!
Attenzione alla gradualità degli stimoli, la vera sfida.
È difficile quantificare il carico utile a migliorare, soprattutto se una persona è reduce da un infortunio…ma questo sarà compito del professionista qualificato e sarà fondamentale per la progressione ed il miglioramento del paziente.