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CAPIRE IL DOLORE (parte2): Perché il mio dolore non passa?

  • Quanti tipi di dolore esistono?
  • Il dolore è un indicatore sempre affidabile?
  • Quando diventa esso stesso patologia?
  • Cosa si può fare per eliminare il dolore?

In un precedente articolo abbiamo definito il dolore come:

“Una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale associata a, o che assomiglia a quella associata a, un danno tissutale attuale o potenziale” (IASP, 2020).

Abbiamo anche definito a grandi linee cosa si intende per “sensoriale” ed “emozionale”, ma rivediamolo nuovamente in breve.
Il dolore ha una funzione importantissima, PROTEGGERCI.
È il campanello d’allarme che suona nel momento in cui qualcosa non sta funzionando (e come un vero campanello d’allarme può danneggiarsi) ed impatta su di noi sia dal punto di vista fisico (sensoriale), che psicologico (emozionale).

Il dolore nocicettivo spiegato con la metafora del campanello d’allarme (Louw, 2013)

Il dolore è sempre e solo di un tipo?

La risposta è NO.
Abbiamo diversi tipi di dolore, che semplificando suddividiamo in:
1. Nocicettivo (meccanico, infiammatorio, ischemico);
2. Neuropatico;
3. Nociplastico

Il dolore nocicettivo è quello che abbiamo vissuto e conosciamo tutti.
È il dolore che insorge dopo un trauma, una distorsione, una caduta (nocicettivo infiammatorio) o quello che percepiamo dopo aver fatto uno sforzo in palestra o dopo aver sollevato qualcosa di troppo pesante (dolore nocicettivo meccanico).

Il dolore neuropatico, un po’ più ‘rognoso’, ha origine dal sistema nervoso (i nervi) e si manifesta con bruciori, formicolii, intorpidimento, scosse ecc.. Un esempio? La sciatalgia.

Il dolore nociplastico è un dolore…inaffidabile. Lo possiamo definire come la ‘patologia dolore’.
Che significa?
Che il campanello d’allarme menzionato prima non funziona più come dovrebbe ed il dolore non rispetta più i tempi fisiologici di guarigione dei tessuti.
Sono ad esempio persone che dopo anni presentano lo stesso mal di schiena, anche se i tessuti a distanza di tanto tempo sono ormai guariti. In conseguenza di ciò, questi soggetti andranno incontro a stress, paura del movimento ed assunzione esagerata di farmaci.
Il dolore quindi impatta sul nostro fisico, sul nostro stato emotivo e psicologico, sul nostro lavoro ed anche sulle attività ricreative e partecipazione sociale.
Il dolore, soprattutto quello cronico, crea ansia, preoccupazione, o nei casi più estremi rassegnazione (disturbi del sonno, la preoccupazione che i fastidi non passeranno mai) impattando in maniera importante su tutti gli aspetti della nostra vita.

Stiamo capendo quindi che il dolore è qualcosa di molto complesso e che subisce l’influenza di diversi fattori.
Per quel che riguarda la parte emozionale o psicologica, a farla da padrone è la “catastrofizzazione”.

Cos’è la catastrofizzazione?

In breve, racchiude la paura, i pensieri negativi, lo stress emotivo molte volte esagerati che attanagliano soprattutto il paziente con dolore cronico.
Abbiamo visto in un precedente articolo che alcune aree del cervello sono deputate all’aspetto emotivo che si lega intimamente al dolore.

Quindi?
In caso di ansia, paura, stress, la percezione dolorosa potrebbe essere alterata (persino aumentata).
Nei casi di dolore persistente infatti i fattori psicologici sembrerebbero farla da padrone ed essere i responsabili del mantenimento di quest’ultimo.
In altre parole, il campanello d’allarme visto prima, suonerà anche senza una causa specifica. Significa che saranno sufficienti stimoli fisici o emotivi innocui per generare dolore.
Ecco perciò che anche la soglia del dolore varierà da individuo ad individuo proprio sulla base di questi aspetti.
Fondamentali, in questo senso, saranno indubbiamente i fattori genetici (su cui non possiamo farci nulla) ma, come già accennato, anche la riduzione delle ore di sonno, uno scorretto stile di vita, la presenza di comorbidità, la sedentarietà, l’alimentazione scorretta e la stanchezza sia mentale che fisica faranno la loro parte.

Cosa fare quindi in caso di dolore?

In un mondo ideale sono diversi i professionisti che collaborano per il benessere del paziente:
• Medico di Medicina Generale;
• Fisioterapista;
• Algologo;
• Psicologo;
• Medici Specialisti

Noi, nel nostro caso, tratteremo la parte riabilitativa.
Saranno tre i concetti che dovranno amalgamarsi al meglio durante la seduta:

  1. Educazione: spiegare al paziente le ragioni del proprio dolore, dando un significato a ciò che sente e le strategie per combatterlo. Questo permetterà una corretta gestione del segmento incriminato, sollevando il paziente da tanti dubbi e perplessità che potrebbero incidere negativamente proprio sulla sua sensazione dolorosa. Cosa mi è successo? Perché dopo tanto tempo continuo ad avere dolore? Perché ho dolore solo con determinati movimenti? Ecc..
  2. De-sensibilizzazione: ciò che il 99% dei pazienti chiede, ovvero la riduzione del dolore. Si otterrà tramite tecniche manuali, esercizi specifici, tecniche di rilassamento, ecc..
  3. Carico: è la parte che sembra più semplice ma che forse è la più complessa. Si tratta di capire quale sia il punto di partenza del paziente e costruire un allenamento su misura che miri al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Infine un consiglio…

Dal momento che una terapia precoce (farmacologica, infiltrativa, riabilitativa) riduce la probabilità di sviluppare dolore cronico, in caso di dolore acuto (insorto da poco) o sub-acuto (insorto da poche settimane) non perdiamo tempo e rivolgiamoci a dei professionisti qualificati che ci aiutino a stroncare sul nascere il problema, evitando possibili lungaggini nel processo di guarigione.